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Lo spettatore addormentato

Ebook di   Ennio Flaiano

Lo spettatore addormentato Ebook di  Ennio Flaiano
€ 7, 99
  • Editore: Adelphi
  • Pagine:267
  • Curatore:Longoni, A.
  • Tipo protezione:Adobe DRM
  • Condivisione:Permesso limitato.
  • Dispositivi:6
  • ISBN: 9788845982972
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ePub € 7, 99 Disponibilità immediata

Chiunque si sia appisolato a teatro o durante un concerto - sostiene Flaiano - sa bene che è nel passaggio dalla veglia al sonno che «la rappresentazione o la melodia o il dialogo si liberano da ogni scoria»: in quei brevi istanti, insomma, si ha «lo spettatore perfetto». In realtà, nella sua lunga attività di critico teatrale, Flaiano è stato uno spettatore tutt'altro che 'addormentato': appassionato, semmai, vigile e sferzante. Come quando irride il repertorio blandamente ameno ed 'evasionista' dei primi anni Quaranta, denso «di buoni sentimenti, di gioia di vivere e di grossi stipendi», e così rispondente ai desideri del pubblico che - profetizza - «non è lontano il giorno in cui le commedie, all'Eliseo, sarà lo stesso pubblico a scriverle e a rappresentarle». E nel 1943 scriverà veemente: «Amo Shakespeare, Calderón, Molière che hanno lasciato centinaia di opere tuttora vive ma ammiro quei loro spettatori che pretesero opere tanto perfette con il loro enorme e sapiente appetito». Il fatto è che in un Paese dove è lecito essere anticonformisti solo «nel modo giusto, approvato», Flaiano è riuscito a esserlo sino in fondo, caparbiamente: che recensisse la «Salomè» di Carmelo Bene, il «Marat-Sade» messo in scena da Peter Brook o «Ciao Rudy» di Garinei e Giovannini. Senza mai dimenticare la vocazione satirica: dalla «Piovana» di Ruzzante a una rivista musicale di Terzoli e Zapponi, ogni spettacolo è un'occasione per appuntare il suo sguardo micidiale sulla nostra società, dove «l'uomo medio sente molto il ridicolo degli altri e pochissimo il ridicolo di se stesso», e «la mediocrità di un personaggio, purché largamente diffusa, suscita ammirazione». Talché la conclusione, folgorante nella sua preveggenza, non può essere che questa: «Abbiamo sostituito la pubblicità alla morale».

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