Colazione a Pechino. Sogni e incubi di un impero senza tempo | Siegmund Ginzberg | Ebook | Feltrinelli su Sanpaolostore.it

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Colazione a Pechino. Sogni e incubi di un impero senza tempo

Ebook di   Siegmund Ginzberg

Colazione a Pechino. Sogni e incubi di un impero senza tempo Ebook di  Siegmund Ginzberg
€ 12, 99
  • Editore: Feltrinelli
  • Pagine:336
  • Tipo protezione:Adobe DRM
  • Condivisione:Permesso limitato.
  • Dispositivi:6
  • ISBN: 9788858845103
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ePub € 12, 99 Disponibilità immediata

"Ti sei resa conto del pericolo che correvi? Non hai pensato che ti ascoltassero? Rivelavi un segreto di Stato a un giornalista straniero. C'è chi anche per meno è finito nei campi di lavoro, o è stato fucilato." Lei non si era scomposta. Il sorriso era sfociato in una risata: "Sì, i telefoni sono sorvegliati, questo lo sanno tutti. Ma non in quel momento. Ti ricordi a che ora ti ho telefonato? Era mezzogiorno. Sono tutti a mangiare". È comico: il più possente apparato di sicurezza al mondo che si blocca perché è ora di pranzo. Il comunismo è uno Stato di polizia dove tutti mangiano alla stessa ora. Perché la Cina è fatta così. Così era la Cina degli anni ottanta del secolo scorso, quando Siegmund Ginzberg era corrispondente a Pechino. Così è la Cina di oggi. Ma così era anche la Cina millenni fa. E sarà probabilmente la Cina di domani. La Cina è la sua cucina, è come e quando si mangia. È una cucina che varia quanto variano le cucine d'Europa, dalla Sicilia alla Norvegia, dalla Russia e dalla Turchia alla Spagna. Come variano i dialetti che parlano. Solo due cose uniscono i cinesi, da un capo all'altro del Regno di mezzo: la lingua scritta e l'ora in cui si impugnano le bacchette. È così da sempre. Tutto cambia, ma certe cose non cambiano. Il Partito di Xi Jinping resta il più grande Partito clandestino al mondo. Esattamente come era segreta e proibita la Cina di Mao o quella degli imperatori. Passano i decenni, i secoli. Ma è impossibile capire la Cina se non se ne conoscono anche le radici. Ginzberg è stato corrispondente da Pechino per sette anni, dal 1980 al 1987, e questo è il suo racconto personale di quel che era, quel che è cambiato, e soprattutto di quel che resta immutato.

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