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Cornelio Bentivoglio e il teatro a Ferrara tra Sei e Settecento

Ebook di   Renzo Rabboni

Cornelio Bentivoglio e il teatro a Ferrara tra Sei e Settecento Ebook di  Renzo Rabboni
€ 10, 99
  • Editore: Biblion
  • Pagine:474
  • Tipo protezione:Filigrana digitale
  • ISBN: 9788833831497

PDF € 10, 99 Disponibilità immediata

Cornelio Bentivoglio nacque a Ferrara il 27 marzo 1668. Discendente del cardinale Guido Bentivoglio, riferimento costante per le sue ambizioni politiche e letterarie, ricevette l'educazione umanistica consona a una famiglia di illustri tradizioni rinascimentali, ottenendo presto un posto di rilievo nel piccolo mondo ferrarese. Giovanissimo, fu associato all'Accademia degli Intrepidi e alle altre più importanti radunanze cittadine, e insignito di varie responsabilità nell'amministrazione civile. Una volta abbracciato lo  status religioso, rivestì un importante ruolo nella vita della Chiesa, venendo nominato, dapprima, nunzio a Parigi, nella fase delicatissima dell'approvazione della bolla Unigenitus, quindi legato di Romagna e ministro di Spagna presso la Santa Sede. Tuttavia, gli uffici e gli onori non gli impedirono di continuare a dedicarsi agli interessi più genuini per gli studi 'geniali'. Questo volume ricostruisce la 'carriera' letteraria del cardinale, che fu rimatore apprezzato (ai versi già noti si aggiungono ora diversi inediti) e soprattutto promotore attivo di una riforma del teatro italiano. La passione per il teatro era un chiaro retaggio famigliare e a essa rimanda la traduzione della Pulchérie di Corneille, che pure si pubblica per la prima volta. Si tratta dell'unica sua versione dai classici francesi che ci è giunta, anche se di altre si ha notizia. Appartiene agli anni che precedono l'avvio del cursus ecclesiastico e la 'virata' verso l'epica, con la traduzione della Tebaide di Stazio, che fu oggetto, per l'altezza dell'impresa, di una lunga trafila di consultazioni, qui ricostruita. Il risultato sarà discusso dalle generazioni successive, ma ebbe fortuna presso i contemporanei, perché aggiornava l'originale all'insegna di un gusto formatosi sulla nostra tradizione cinquecentesca, avendo in vista innanzitutto l'epica tassesca e mantenendo nondimeno ben visibili, come in Tasso, le stimmate della lirica e del dramma.

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