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07/12/2017

Santa Maria Giuseppa Rossello

Una ragazza di famiglia povera va a fare la domestica presso due coniugi benestanti e soli. Ne diventa via via anche l’infermiera, l’amica, quasi una figlia. Tant’è che la sua “padrona” (la signora Monleone di Savona) alla morte del marito le chiede di diventare l’erede. E ad Albisola Marina chissà quanti discorsi su di lei, Benedetta Rossello, figlia di modesti artigiani della ceramica: questa fortuna se la merita, lei così amorevole coi fratelli più piccoli, brava a scuola, mai stanca in casa; lei che fa la sua figura per naturale finezza anche nelle case signorili. Ma lei, Benedetta, ringrazia e rinuncia. Vuole farsi suora di carità: prova a entrare in un istituto e la respingono con una motivazione umiliante: la sua famiglia non può fornire la dote richiesta. Tornata in casa, nel giro di pochi anni vede morire la madre, il fratello secondogenito, una sorella di diciassette anni, il padre. E diventa l’unico sostegno degli orfani, la maestra di energia che insegna a lottare per la vita. Ha ventisei anni quando il vescovo di Savona cerca aspiranti suore, per creare un istituto di educazione. Subito lei si presenta. È la prima e l’unica. Il vescovo la invita a cercarsi altre compagne, e lei ne raccoglie tre in Albisola. Poi ne arrivano altre. Nell’agosto 1837 nasce la minuscola comunità, con lei amministratrice dei beni, che sono: un crocifisso, una statuetta della Madonna e cinque lire. La comunità prende un nome: Figlie di Nostra Signora della Misericordia. Lei alla vestizione si chiama Maria Giuseppa, e nel 1840 è eletta superiora. Lo sarà fino alla morte. Apre subito una scuola, anche se le Regole non sono ancora approvate con tutti i timbri e sigilli. Gradualmente le suore aumentano, ma aumentano anche le richieste di scuole: in Liguria dapprima, e poi da altre regioni. Ecco l’eredità che le è toccata: i “senza dote” come lei, da strappare alla miseria. Le arrivano persino ragazze nere: due energici preti (Nicola Olivieri di Voltaggio e Biagio Verri comasco) le hanno riscattate, con molti ragazzi, sui mercati di schiavi in Africa. E intanto lei pensa alle ragazze da rieducare, creando una casa apposita per loro: potranno viverci come in un rifugio, ma anche come in una palestra, per uscirne capaci di bastare a sé stesse. Crea un “piccolo seminario” per i più poveri tra gli aspiranti sacerdoti… Ogni opera si ispira alla sua spiritualità, simile a quella del Cottolengo; cioè fiduciosissima nella provvidenza. Ma con fiducia attiva: “Cuore a Dio e mani al lavoro”. Questa è la formula, che lei enuncia e applica in prima persona, pronta a sostituire la maestra, l’infermiera o la cuoca stanca, esercitando insieme l’autorità e la manovalanza. Quando muore, le case dell’istituto sono già sessantacinque. Oggi sono oltre duecentocinquanta, in Italia e in America. Pio XII la proclamerà santa nel 1949.

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