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13/10/2017

San Geraldo d’Aurillac

È uno dei primi laici venerati come santi, e vive mentre l’Impero di Carlo Magno si sbriciola nelle guerre tra i suoi discendenti, che riportano violenza e miseria. I vescovi d’Europa, poi, nei loro sinodi lamentano come in troppi monasteri non ci sia più disciplina; alcuni sono addirittura vuoti; altri ancora sono diventati ondomini per monaci con mogli e figli. Uno dei più pronti a reagire è lui, Geraldo, figlio del conte di Aurillac, che lo ha incoraggiato negli studi, ma che non lo vuole né prete né monaco, perché è il suo unico erede. Morto poi il padre, il vescovo Gozberto di Rodez lo convince che un uomo del suo sentire e della sua cultura può fare molto bene proprio da laico. Così Geraldo comincia a vivere “nel mondo” con l’austerità dei più esemplari religiosi. La gente scopre in lui un nobile del tutto diverso dagli altri. Non solo egli aiuta i poveri, ma vive come loro. Esorta alla preghiera e alla pratica della carità; si può obbedire a quello che dice, semplicemente osservando quello che fa. Geraldo è anche un pellegrino instancabile. Soprattutto lo attira Roma: ci si recherà sette volte. Nell’anno 894 nasce ad Aurillac un nuovo monastero, fondato da lui sulle sue terre. Lo dedica a san Pietro e lo pone sotto la dipendenza diretta del pontefice. Ne è l’ispiratore, ma non l’abate. Geraldo rimane sempre laico, anche se osserva in tutto e per tutto le Regole monastiche più rigorose: silenzio, preghiera, molto lavoro manuale, confessione pubblica delle colpe, aiuto ai malati e ai pellegrini, scuola. Nel 910, questa comunità andrà a unirsi al grande movimento di riforma monastica iniziato a Cluny dall’abate Bernone. Ma, nel 902, Geraldo è diventato cieco. Si ritira allora nel territorio del Quercy, in un possedimento della sua famiglia, rimanendovi fino alla morte. Il suo corpo viene poi riportato ad Aurillac, per essere sepolto nella chiesa del monastero da lui fondato. Ed è sempre in questo monastero, alcuni decenni dopo, che prenderà l’abito benedettino il giovane Gerberto, anche lui di Aurillac, che diventerà poi Silvestro II, il papa dell’anno Mille.

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