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RICORRENZA DEL GIORNO

26/09/2013

Martin Heidegger (26 settembre 1889 – 26 maggio 1976)

"Hedigger?"
"Chi?"
"Martin Heidegger?"
"Aaah, il nazista…"
Ecco, in genere va così.
L’autore di Essere e Tempo, lo studioso dell’essere, che ha riportato l’uomo, il suo destino e la sua autenticità al centro del mondo, che ha riscoperto le potenzialità e la centralità del linguaggio, viene ridotto a una sola parola: "nazista".
D’altra parte, succede lo stesso con Nietzsche, nel bene o nel male un altro gigante del pensiero contemporaneo.  
L’equivoco, se di equivoco si può parlare, nasce nel 1933 quando, nominato rettore dell’università di Friburgo, il filosofo tedesco tiene un discorso di prolusione all’anno accademico dal titolo L’autoaffermazione dell’università tedesca: l’ascesa di Hitler e del nazismo, dice, è l'occasione di rigenerazione morale della Germania (umiliata dall'esito disastroso della Prima Guerra Mondiale) e del modo d’essere e pensare del mondo occidentale.    
Superficialità? Incapacità di guardare al farsi della storia nella sua crudezza?
Si può pensarla come si vuole. Resta il fatto che al di là di quella sola parola, "nazista", Heidegger ha piegato tutte le altre al pensiero e le ha portate in alto, "oltre la metafisica", rivoluzionando per sempre il modo di fare e parlare la filosofia.