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Il profeta. Vita di Carlo Maria Martini

Libro di   Marco Garzonio

Il profeta. Vita di Carlo Maria Martini Libro di  Marco Garzonio
€ 19,00 € 9, 50 -50%
  • Editore: Mondadori
  • Collana:Le scie
  • Pubblicazione:13/11/2012
  • Pagine:469
  • Formato:Libro rilegato
  • ISBN: 9788804628323
Temporaneamente non disponibile

Carlo Maria Martini ha segnato un'epoca nella storia della Chiesa. La sua scomparsa ha tenuto per giorni le prime pagine dei quotidiani e le aperture dei telegiornali. Almeno duecentomila persone, credenti e non credenti, hanno partecipato all'ultimo saluto all'arcivescovo. Come si spiega un affetto tanto profondo? La gente è accorsa "perché ha colto che in Martini il cuore dell'uomo veniva prima della pur importante teologia; la misericordia e la comprensione, la capacità di interrogarsi e di mettersi in discussione ispiravano l'approccio del cardinale, mai il giudizio o l'erigersi in cattedra". Martini è stato un profeta del nostro tempo, ha saputo cioè interpretarlo, esserne coscienza critica, indicare delle mete. La volontà di raggiungere tutti è stata il filo conduttore della sua missione, il dialogo la parola-chiave del suo ministero: con i terroristi, quando Milano era frontiera dei terribili "anni di piombo" con le altre confessioni cristiane, come presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee; con tutte le religioni, in particolare quella ebraica; con il pensiero laico, attraverso l'iniziativa della "Cattedra dei non credenti" con l'uomo contemporaneo e le sue inquietudini; con una scienza in grado ormai di ridisegnare i confini della vita e della morte. Per questo suo "stile", per l'instancabile propensione al confronto, l'arcivescovo di Milano è stato amato e avversato, sognato o temuto come possibile pontefice.

Il libro Il Profeta. Vita di Carlo Maria Martini è la biografia del cardinal Martini.
 
Una figura di riferimento per la diocesi di Milano, un gigante della cultura, un testimone della fede: questo è stato Carlo Maria Martini. E questa è la sua storia.

La biografia di Carlo Maria Martini, la vita di un "profeta", il cardinale amato da credenti e non credenti, punto di riferimento per oltre vent'anni di una città che era al centro di mille problemi e di mille nuove insidie.
Il terrorismo prima, il clima della "Milano da bere" negli spensierati (sconsiderati) anni Ottanta, hanno visto il Cardinal Martini interpretare nel modo più profondo il messaggio del Concilio Vaticano II: dialogo, accoglienza, messa in discussione e senso critico, analisi e confronto su troppe sicurezze acquisite.

Tutto ciò spiega il carattere profetico del suo pensiero e del suo magistero.
Coltissimo, Martini è uno dei più importanti biblisti italiani, capace di accostare le persone più semplici come i maggiori intellettuali e gli uni e gli altri gli hanno infatti tributato un saluto carico di affetto e di stima nel giorno del suo funerale affollando piazza Duomo a Milano.

Si potevano vedere accanto i nomi più importanti della cultura milanese, operai, insegnanti, tanti giovani credenti e non credenti, italiani e stranieri: risposta sincera alla visione profetica di un grande della Chiesa.


Da un articolo di FamigliaCristiana.it
Garzonio: Martini, spirito profetico
Uno spirito profetico, che sapeva farsi interrogare dalla realtà storica, interpretandola alla luce del Vangelo. Così Marco Garzonio, persona fra le più vicine al cardinale Martini, lo ricorda a pochi istanti dalla scomparsa. Eminente intellettuale legato alla città di Milano, giornalista, psicanalista, docente alla Cattolica, Garzonio racconta che da tempo si stava preparando all'evento: «Il Parkinson è progressivo, eravamo preparati alla notizia».

Cosa ha rappresentato il cardinale Martini per Milano e per la Chiesa?
«Come ogni vero spirito profetico, è partito dalla realtà che gli era stata assegnata, la diocesi di Milano, per realizzare la sua testimonianza cristiana. Il suo sforzo è sempre stato quello di cercare il punto di incontro fra il Vangelo e i problemi, anche drammatici, sconvolgenti, della storia».[...]
Qual era la sua forza? Da dove veniva questa sua "lucidità" nel leggere la storia?
«Anzitutto dal carattere: riflessivo, introverso, timido. Dalla tempra, che gli aveva dato l'ordine di appartenenza, quello dei gesuiti. Dalla Bibbia: fu tra i primi a praticare una critica testuale dell'Antico Testamento, quando ancora ai laici non era concesso. Infine: dalla ricettività rispetto alla realtà. Sapeva bene che non siamo noi a cambiare la storia, bensì la storia a cambiare noi. E lui, da uomo curioso e di grande cultura, si è lasciato plasmare dalla realtà. Lo fece fin da quando, 52 enne, entrò a Milano senza grandi esperienze pastorali. Accettò l'osmosi fra la sua persona e la realtà esterna». [...]
Quale eredità ci lascia?
«Quella di una Chiesa profetica, che non si sofferma sui dettagli, sulle prescrizioni, ma va alla radice del messaggio evangelico. Una Chiesa che libera. Che sa andare al di là del contingente».

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