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Intervista esclusiva a Paolo Curtaz

  Paolo Curtaz è valdostano e alterna il suo tempo tra la montagna, la sua famiglia e la voglia di conoscere le cose di Dio. Ha una formazione teologica, Baccalaureato in teologia Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale – Licenza in Teologia Pastorale presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Ha fatto il prete con passione per vent’anni e ora continua in altro modo, e sempre con la stessa passione, a raccontare di Dio. Con l'Associazione Zaccheo, di cui è presidente, organizza numerose serate e week-end di esegesi spirituale in giro per l’Italia, e propone viaggi biblici in Israele e pellegrinaggi in Europa. I suoi libri sono stati tradotti in rumeno, polacco, spagnolo e portoghese.

"Il nostro, è il Dio dei confini, delle strade, della presenza"

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Il tema che mi sembra percorrere tutto il suo ultimo libro è quello del perdono e dell'amore

È la prima cosa che salta agli occhi leggendo i Vangeli.  Ed è quello che si può constatare in tutti gli incontri che ho raccontato in Gesù incontra.

Come ha scelto gli episodi che ha raccontato in questo suo ultimo libro?

Ho voluto scegliere gli incontri più significativi ed è stato molto interessante, anche per me come ricercatore, fare questa selezione. Ho studiato i dialoghi, riportati nei Vangeli, e mi ha emozionato cogliere in questi incontri delle indicazioni generali rivolte a tutti gli uomini di tutti i tempi. Ne ho colto anche la straordinaria attualità.

L'incontro con Nicodemo mi sembra molto interessante...

Nicodemo è un dottore, è sicuro della propria fede, è convinto di saper più degli altri, ma non ha capito ancora il punto sostanziale e per farlo deve cambiare mentalità, deve rinascere. Questo incontro mi ha fatto riflettere su tutti coloro che o credono di credere o credono di non credere. Uomini e donne che riescono a credere che il Regno di Dio si sta avvicinando capendo che non c'è bisogno di segni straordinari, di miracoli, perché è Gesù stesso il "segno".

Un elemento che traspare in questi incontri è l'affabilità di Gesù.

Per ogni cristiano questa affabilità, questa affettuosità di Gesù è così evidente! È un'attenzione particolare al proprio interlocutore, ma non c'è nulla di sdolcinato: è un'affettuosità virile, energica. Oltre a questa vediamo anche l'ironia e la saggezza di Gesù in questi dialoghi, ne vediamo la piena umanità insomma.

Il tema della ricchezza è un altro dei punti focali di alcuni di questi incontri. .

Spesso questo tema è stato, nei secoli, trattato piuttosto male: si sono viste come uniche vie di salvezza o il pauperismo o il mascheramento della ricchezza, quasi fosse una colpa. Gesù è ebreo e la Bibbia ha sempre considerato la ricchezza un dono di Dio, ma nello stesso tempo viene sottolineato come la povertà sia sempre colpa del ricco. Gesù non è classista, accoglie il ricco Nicodemo così come i poveri pescatori. Nel dialogo con il giovane ricco emerge un fatto importante: la ricchezza promette ciò che non può mantenere, e non è quella che conta davvero, è fondamentale l'uso che se ne fa e il significato che viene dato alla ricchezza da chi la possiede.

La curiosità è ciò che premia il peccatore Zaccheo.

Zaccheo assomiglia all'uomo contemporaneo occidentale, ciò che Gesù apprezza in lui, che è considerato un peccatore senza possibilità di salvezza, è proprio la curiosità che lo fa salire sull'albero per poter vedere Gesù. Per quanto riguarda l'oggi è il desiderio dell'uomo di cercare, la sua curiosità ed è un elemento che oggi mi sembra spesso scomparso. Gli uomini non si rendono conto di avere dei bisogni, dei desideri... Gesù non giudica, a prescindere di quello che un individuo sia o sia stato, perdona e asseconda il desiderio di conoscere, di saperne di più: e questo aspetto lo ritroviamo in tutti gli incontri.

Il libro si chiude con due figure femminili, Marta e Maria.

Su queste due figure c'è stata una lunga esegesi e molta retorica. Le si è prese ad esempio per affermare che la vita monastica sia superiore alle altre forme di vivere la Fede. Non è così. Gesù indica la necessità dell'azione, oltre a quella della contemplazione. Guai a una Fede che sia solo contemplazione, ma neppure che sia solo servizio all'uomo dimenticandone l'anima.

Nelle prime pagine di Gesù incontra, parla dei suoi tempi  di scrittura.

Nonostante abbia pubblicato molti libri, faccio fatica a definirmi uno scrittore. Voglio sempre interagire con la parola che non può essere solo un esercizio letterario, così alterno i tempi della quotidianità, della vita familiare, con quelli rivolti alla mia anima, a lunghe passeggiate in solitudine e con quelli dedicati alla scrittura. Mi definisco un evangelizzatore free lance e utilizzo i social network per entrare il più possibile in contatto con i miei lettori a cui, mi auguro, di lasciare qualcosa su cui riflettere.