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Domenico Orsini e le arti a Roma alle soglie della rivoluzione

Libro di   Alessandro Agresti

Domenico Orsini e le arti a Roma alle soglie della rivoluzione Libro di  Alessandro Agresti
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Il principe e cardinale Domenico Orsini, colto bibliofilo, numismatico, appassionato di musica e poesia, riuscì a far convivere le sue diverse passioni nello splendore delle committenze che qui vengono ripercorse nella loro interezza. La documentazione rinvenuta nell'Archivio Orsini dell'Archivio Storico Capitolino di Roma ha permesso di far luce su episodi di mecenatismo finora sconosciuti e di ricostruire la complessa trama dei rapporti del porporato con le arti. Partendo dalla prima opera acquistata a soli ventuno anni, la grande scultura raffigurante "Diana cacciatrice" di Bernardino Cametti, si può affermare che quasi non ci fu pittore, scultore, argentiere o architetto della Roma del Settecento che non abbia avuto contatti con l'Orsini. Tra i dipinti più significativi si annoverano il "Ritratto di Giacinta Orsini Boncompagni Ludovisi, duchessa d'Arce" e "Benedetto XIV presenta l'Enciclica 'Ex Omnibus' al conte di Choiseul" di Pompeo Batoni o "L'apertura della Porta Santa" di Giovanni Paolo Panini, senza dimenticare le tele richieste a Marco Benefial, Andrea Locatelli, Jan Frans van Bloemen, Placido Costanzi, Domenico Corvi e Giuseppe Cades. Nel campo degli argenti lo straordinario "Servizio liturgico di Muro Lucano" di Luigi Valadier testimonia come il gusto di Domenico Orsini fosse forgiato sull'eccellenza, affidandosi agli artefici più insigni a lui contemporanei fino a quel fatidico 1789, quando la Rivoluzione Francese chiudeva un'epoca aprendone una nuova.

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