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14/11/2017

San Serapio

Le prime notizie su di lui lo danno presente alla terza crociata in Terrasanta nel 1189-1192, quella con l’imperatore Federico Barbarossa e il re inglese Riccardo Cuor di Leone. Tornato dalla Terrasanta, nel 1212 è in Spagna, combattente contro i mori nell’interminabile guerra della Reconquista. Infine, rieccolo crociato: è al fianco di Leopoldo IV duca d’Austria nella quinta crociata del 1237, che punterà con poca fortuna sull’Egitto. La storia di Serapio soldato finisce qui, e pochissimo sappiamo della sua vita in questi anni. Forse è ritornato in Spagna, dove nel 1238 è nata una comunità di uomini che si intitola a Santa Maria della Mercede e che ha per scopo la “redenzione degli schiavi”. Ossia la liberazione, mediante riscatto, dei cristiani che sono caduti prigionieri degli arabi, e che vivono in schiavitù nel continente africano. È l’unico modo per riportarli a casa. Promotore dell’iniziativa è il nobile Pietro Nolasco, di origine francese, che vive in Spagna e che, con l’aiuto del re di Aragona Giacomo I raccoglie intorno a sé quelli che saranno i primi confratelli della comunità di Nostra Signora della Mercede per la redenzione degli schiavi. Danno il loro denaro, poi si mettono a cercarne altro anche chiedendo l’elemosina. Partono i primi “mercedari” per l’Africa, e parte anche Serapio, che è diventato seguace di Pietro Nolasco. Poi, arrivato in Algeria, fa una cosa che va molto oltre i disegni del fondatore: incontra uno schiavo cristiano che non ne può più, e che ha deciso di rinnegare apertamente il Cristianesimo pur di ottenere la libertà. E allora Serapio, per dare a lui la libertà senza che debba rinnegare Cristo, vende come schiavo se stesso. Ma il suo gesto gli costerà la vita. Serapio fu il primo martire dell’Ordine Mercedario, e nel 1728 papa Benedetto XIII lo proclamerà santo.

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