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Umberto Eco, l'uomo che sapeva tutto

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“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”
Umberto Eco

Si è spento nella tarda serata di venerdì 19 febbraio Umberto Eco, all'età di 84 anni.
Saggista, scrittore, filosofo, linguista e autorevole studioso di semiotica, Umberto Eco è stato una risorsa incredibile per l'Italia.
Un intellettuale di altissimo livello che ha giocato molto con il suo ruolo "professorale", ironizzando sulle rigidità culturali e accademiche italiane. Combinò la filosofia con la cultura di massa e svecchiò la semiologia aggiungendovi una buona dose di curiosità, leggerezza e intelligenza.
L'originalità di alcune sue riflessioni, soprattutto di carattere linguistico, illumina chi vuole comprendere l'evolversi della lingua italiana (e quindi della cultura) in questi ultimi 50 anni.

E come non ricordare alcuni suoi romanzi o saggi di grande successo? Fra tutti spicca Il nome della rosa (1980), giallo filosofico di ambientazione medievale, ma la lista delle sue pubblicazioni è estremamente corposa. Ricordiamo i più importanti:  del 1963 un libro che è diventato ormai un classico Diario minimo (Mondadori); Apocalittici e integrati (Bompiani) del 1964; altro classico La struttura assente (Bompiani) 1968. La celebrità a livello mondiale arriva nel 1980 con Il nome della rosa con il quale Eco vince il Premio Strega nel 1981 e numerosi riconoscimenti a livello internazionale.Dopo sono arrivati altri romanzi: Il pendolo di Foucault (1981), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000); fino al più recente Numero zero, tutti editi da Bompiani. 

In cosa crede chi non crede?
A inizio 1995 la rivista "Liberal" aveva proposto al Cardinal Martini e a Umberto Eco di aprire un dialogo. Ne era venuto fuori un libretto con le lettere che i due si erano scambiati ed era stato tradotto in seguito in sedici paesi. Nel 2014 è stato ripubblicato (con il titolo In cosa crede chi non crede?) questo prezioso scambio epistolare su problemi di importanza capitale che hanno spesso diviso i credenti dai non credenti. Riflessioni che vanno dal senso della storia al problema dell'aborto, dal sacerdozio delle donne alle possibilità di un'etica comune sia a chi crede che a chi non crede.
Esiste una morale senza credo? Esiste un criterio (infondato e fondante) che definisce ciò che è male e ciò che è bene?
Ancora prima: esiste un terreno comune, una lingua condivisa con la quale dialogare?
Sì, e questo libro ne è la prova. Un testo (molto) interessante, che più che dare riposte pone domande.