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Nelson Mandela

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Ci sono persone che subiscono la storia, altre che la accompagnano, altre ancora che la fanno. Nelson Mandela fa sicuramente parte di quest’ultimo gruppo. E la sua biografia privata coincide per forza di cose con quella pubblica.   
Arrivato a Johannesburg poco più che ventenne, “Madiba” (nato a Mvezo, un piccolo villaggio sulle rive del fiume Mbashe, il 18 luglio 1918) si confronta (anche se sarebbe meglio dire si scontra) subito con la politica segregazionista della capitale sudafricana, quella che, per dire, impedisce i matrimoni interrazziali e cataloga le persone in base al colore della pelle, che proibisce l’accesso ai neri ad alcune aree della città e li segrega nei ghetti detti "bantustan", che impedisce loro di condividere le strutture pubbliche (dai marciapiedi alle fontane, dalle sale di aspetto ai mezzi di trasporto), di partecipare alla vita politica o ricevere medesima la istruzione dei bianchi e via dicendo.   
Nel 1942 Mandela, studente il giurisprudenza, aderisce all’African National Congress (ANC), il principale partito di opposizione, che si batte per il riconoscimento dei diritti politici, sociali e civili della maggioranza nera.   
La vittoria del Partito Nazionale alle elezione del 1948, però, segna all’apparenza un punto di non ritorno. L’apartheid diviene il cardine della Nazione. E lo scontro si inasprisce, diventando violento.    
Mandela non si tira indietro, al contrario: si espone, si mette in prima fila. Dedica tutto se stesso alla lotta di liberazione.
Ma viene arrestato.  
E il 12 giugno 1964 viene condannato all’ergastolo con l’accusa di sabotaggio e cospirazione. Gli accusatori, gli afrikaner, non lo sanno, ma così facendo lo trasformano in un simbolo, anzi nel simbolo della lotta antirazzista in tutto il mondo. 
Rimane in carcere per ventisette anni, centottantanove giorni e quindici ore, rifiutando ogni compromesso e offerta condizionata. Poi, su ordine del presidente F.W. de Klerk, l’11 febbraio 1990 esce dal carcere. Ad attenderlo, una folla di oltre cinquantamila sostenitori: “La nostra battaglia ha raggiunto un momento decisivo", dice. "La nostra marcia verso la libertà è irreversibile”.   
Poco dopo diventa presidente dell’ANC e nel maggio del 1994 diventa il primo capo di stato di colore del Sudafrica. Lo rimane cinque anni.    
Nel 2004, a ottantacinque anni, annuncia il ritiro dalla vita pubblica. 
Il 5 dicembre 2013 il successore, il presidente Zuma, ne annuncia la scomparsa: "Adesso riposa", dice. "Adesso è in pace."