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Marcello D'Orta, che se l'è cavata

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Marcello D’Orta è prima di tutto un maestro elementare.
Vi sembra poco?
Non lo è.
Al contrario: è tanto, tantissimo.
Specie se lo fai in una zona difficile, come si dice? di frontiera, dove sei costretto a rincorrere gli alunni uno per uno. E devi incoraggiarli. E dare loro qualcosa di più che una semplice nozione. Insegnargli che la scuola non è un edificio, una cattedra e un registro. Che l’adulto non è lì per giudicare (non solo almeno). Ma chiede. E si informa. E si appassiona. E partecipa del loro destino.
È quello che D’Orta fa.
Nei primi anni Novanta raccoglie sessanta temi scritti dai bambini di una scuola elementare del napoletano e dà alle stampe Io speriamo che me la cavo. Sono scritti “sgarrupati” e per questo efficaci, probabilmente molto più che un articolo di giornale o un servizio televisivo. Contengono espressioni dialettali e inventate, producono lacrime e sorrisi.
Qualcuno urla allo scandalo, accusa il maestro: “Sfrutta l’ignoranza! Sfrutta i bambini! Peggio ancora: infanga la comunità!”.
Fatto sta che il volume vende oltre un milione di copie e ispira un film, interpretato da Paolo Villaggio e diretto da Lina Wertmuller, e una commedia musicale. 
Non finisce qui. Il “maestro di Napoli” resta ancorato al territorio, all’istituzione scolastica e soprattutto ai più piccoli.
La Madonna fece un guaio con l'angelo, pubblicato postumo, dà voce ai loro pensieri e alle loro emozioni su Gesù, Dio e la Chiesa. E, in qualche modo, ci racconta.