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Lucifero, il nemico occulto

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Nulla anteporre all'amore di Cristo (san Benedetto da Norcia)

Prima c’è stato il fulmine sul Cristo Redentore di Rio de Janeiro, poi la cornacchie e il gabbiano che attaccano la colomba liberata dal Santo Padre, infine l’ampolla con il sangue di Giovanni Paolo II trafugata in Abruzzo.
Le voci girano, le suggestioni crescono. Qualcuno dice: Satana. I satanisti.
Calma, fermi. Può essere. Ma in questi casi bisogna andarci con i piedi di piombo. E, soprattutto, bisogna conoscere l’argomento. Non si può essere superficiali né si deve improvvisare.
Prima di nominare il demonio bisogna sapere di cosa stiamo parlando. Bisogna risalire a un evento che precede l’inizio della storia umana, che viene prima o, meglio, determina la Caduta: “Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori”, recita il Catechismo della Chiesa Cattolica, “c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio”. È la voce di Satana.
Già,  ma chi è?
All’origine è un angelo creato da Dio, quindi buono: “Il diavolo e gli altri demoni”, stabilisce il Concilio Lateranense IV, “sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi”. Cioè sono diventati malvagi per scelta, secondo volontà.
In che modo?
Hanno preso una decisione libera e spontanea, hanno “radicalmente e irrevocabilmente” rifiutato Dio e il suo Regno. E non possono tornare indietro. Dice San Giovanni Damasceno:  “Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte”.
In cosa è consistito il rifiuto?
Lucifero (letteralmente “portatore di luce”) è l’arcangelo più bello e splendente, il più prossimo a Dio. La vicinanza lo acceca. Lo rende superbo, fa sì che si creda non solo uguale, ma superiore all’Onnipotente. E desideri usurparlo. Cieco e tracotante, raduna una schiere di angeli e si ribella al Signore, che lo scaccia dal Cielo, gettandolo nell’oscurità degli Inferi. Qui diventa Satana, l’“avversario”, l’invisibile potenza personale che si oppone al Regno di Dio e alla sua opera di salvezza compiuta in Cristo. “Il nemico occulto”, dice Paolo VI, “che semina errori e sventure nella storia umana”.
Non è un gioco. Non è una questione da toccare con superficialità. Occuparsi del diavolo significa confrontarsi con la Divina Provvidenza e la teodicea (il celebre quesito di sant’Agostino: “Perché Dio permette il male?”). Prima di scriverne e parlarne vale la pena ricordare le parole di papa Francesco, che nel corso del suo breve pontificato lo ha nominato in più di un’occasione, ricordando che “quando non si confessa Gesù Cristo si confessa la mondanità del Diavolo, la mondanità del Demonio”. O, ancora, ciò che scrive Sant’Ignazio, per cui Satana “si comporta come un frivolo corteggiatore che vuole rimanere nascosto […]. Esamina tutte le nostre virtù teologali, cardinali e morali, e poi ci attacca e cerca di prenderci dove ci trova più deboli e più sprovveduti per la nostra salvezza eterna”.

 
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