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Il senso del Natale

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Può sembrare un paradosso, ma non lo è. Anzi, è la foto più fedele di ciò che sta accadendo: a pochi giorni da Natale cominciamo ad agitarci, pronti a correre da una parte all’altra della città e a comprare regali che, in genere, valgono il tempo di un “grazie” e subito dopo finiscono nel dimenticatoio. Niente di male, per carità. Almeno fino a quando il regalo diventa la parte preminente, la preoccupazione principale della celebrazione, che, invece, il cardinale Carlo Maria Martini definisce mistero di impoverimento (“Cristo da ricco che era si fece povero per noi, per farsi simile a noi, per amore nostro e soprattutto per amore dei più poveri”). E che, ricorda ancora Martini, nasce da un contesto scuro: “Un viaggio faticoso da Nazaret a Gerusalemme per soddisfare la vanità di un imperatore, le pesanti ripulse ricevute da Giuseppe che cerca un posto dove possa nascere il bambino, il freddo della notte, il disinteresse con cui il mondo accoglie il figlio di Dio che nasce. E su tutto questo grava una pesante cappa di grigiore, di incredulità, di superficialità e di scetticismo, evidenziata nelle gravissime ingiustizie presenti allora nel mondo. Non si può dire che il contesto del primo Natale fosse un contesto di luce e di serenità, ma piuttosto di oscurità, di dolore e anche di disperazione”.
Vi suona famigliare? 

 

Ok, il paragone è un po’ forzato, ma, senza dubbio, stiamo vivendo sono anni bui e difficili, che non risparmiano nessuno, a partire dalle famiglie e le giovani generazioni, l’asse portante della società, il suo futuro. Facciamo fatica a fare la spesa, siamo costretti a vivere sospesi, in attesa di un lavoro più umano, o anche solo di un lavoro. Non riusciamo a guardare al di là dell’oggi, di ciò che è strettamente necessario.  Teniamo duro, stringiamo i denti. Ma quando chiudiamo il pugno non stringiamo niente. 
Per questo non ha senso augurare “beni grandiosi e risolutivi, auspicando che le feste che celebriamo portino pace, salute, giustizia, concordia.” Non serve, non funziona: superata l’euforia ci ritroveremo nella stessa identica condizione, forse ancora più frustrati. Quando celebriamo il Natale, invece, ricordiamo “il piccolo evento di Betlemme che, per chi crede, ha cambiato la storia del mondo e ci permette di guardare con fiducia anche ai momenti difficili della vita, in quanto illuminati e riscattati dal senso nuovo dato dalle vicende umane dalla presenza del figlio di Dio”. E non limitiamoci alla “commemorazione”: rinnoviamo la speranza e proclamiamo la fiducia nella venuta di Colui che “tergerà ogni lacrima” dai nostri occhi, perché "la salvezza di cui noi esseri umani abbiamo bisogno è di essere liberati dalle tenebre che ci avvolgono, che ci rendono inquieti, preoccupati, timorosi. Nella tenebra, simbolo del caos e della morte, sorge improvvisamente una luce. Questa luce è un bambino mandato da Dio".