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Expo 2015

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Ci siamo, l’Expo si avvicina e noi, come probabilmente l’area espositiva, non siamo ancora pronti. Non al cento per cento, almeno.
Tanto vale prepararsi, e cominciare con un po' di storia:
la prima Esposizione si tiene a Londra nel 1851, coinvolge ventotto nazioni (manca l’Italia – che propriamente non esiste! – ma ci sono il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio) e accoglie sei milioni di visitatori.
Quattro anni più tardi è la volta di Parigi (che la ospita pure nel 1889, quando, per celebrare il centenario della Rivoluzione Francese, innalza la Tour Eiffel), dopodiché, in successione: Vienna, Philadelphia, Melbourne, Barcellona, Milano (1906), Bruxelles…
Nel 1928 nasce il Bureau International des Expositions (BIE), l’organismo internazionale, al quale attualmente aderiscono centosessanta Stati, che si occupa della regolamentazione, dell’organizzazione e della gestione delle esposizioni. Oltre che della loro definizione, la distinzione, cioè, tra “esposizioni universali” (si tengono ogni cinque anni, durano sei mesi e trattano temi generali, che riguardano l’umanità nel suo insieme – ambiente, energia eccetera) ed “esposizioni internazionali” (si svolgono tra un expo universale e l’altra, durano tre mesi e si occupano di temi particolari – sport, sviluppo delle città).

 

L’Esposizione Universale del 2015 si svolge a Milano dal primo maggio al 31 ottobre, occupa un’area di oltre un milione di metri quadri, coinvolge centoquarantacinque Paesi (oltre che aziende, istituzioni e organizzazioni no profit) e si appresta ad accogliere più di venti milioni di visitatori.
Expo 2015 titola “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e rappresenta, recita il sito, “il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri”. 
Il tema centrale dell’Esposizione, nonché il filo rosso delle iniziative correlate, è il cibo in tutta la sua complessità (produzione, distribuzione, fruizione, conservazione), un tema delicato, che non si esaurisce nei libri di ricette, nelle foto sui social network e nelle trasmissioni televisive alle quali siamo assuefatti, ma rimanda a un orizzonte altro, e alto, fatto di responsabilità etiche e politiche, e segnato da contraddizioni tanto drammatiche quanto, in qualche modo, paradossali (si pensi, ad esempio, che tra il 2010 e 2012 circa ottocentosettanta milioni di persone hanno sofferto di denutrizione e che, nello stesso arco di tempo, quasi tre milioni sono morti per malattie legate alla cattiva o all’eccessiva alimentazione).
I paesi partecipanti sono chiamati a un impegno reale, non di facciata, che tiene insieme una molteplicità di questioni, dalla scarsità delle risorse al rapporto tra esperienza, tradizione e innovazione tecnologica, dalle modalità di diffusione e conservazione (ogni anno sprechiamo più di un miliardo di tonnellate di cibo) alla relazione tra natura e artificio, per arrivare al valore simbolo del cibo, che la Santa Sede affronta proponendo il tema "Non solo pane. Alla tavola di Dio con gli uomini", sul quale torneremo molto presto.