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Ermanno Olmi, maestro del cinema italiano

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Ermanno Olmi si è spento ad Asiago il 7 maggio 2018 all'età di 87 anni. Salutare un uomo e un artista del suo calibro è sempre un po' faticoso e vogliamo farlo ricordando semplicemente le sue opere, testamento prezioso della sua voce.
Olmi pose la fede popolare e la teologia alla radice dei suoi film e anche quano le tematiche non  riguardavano da vicino l'ambio religioso il suo sguardo era sempre quello del cristiano, attento agli ultimi, sensibilissimo. Il suo capolavoro più premiato, L’albero degli zoccoli (vincitore a Cannes e non solo nel 1978) è una sorta di elegia creaturale, un film lirico e toccante.
Fervente cattolico, si dedicò spesso a tematiche religiose nei suoi film e nei suoi scritti, come in:  E venne un uomo (1965) film su Giovanni XXIII, Camminacammina (1982) sul viaggio dei Re magi, I cento chiodi (2007), la storia di un professore universitario che dopo aver crocifisso cento libri antichi si rifugia in un casolare lungo un fiume e viene da tutti chiamato Gesù, Il villaggio di cartone (2011) la rivoluzione della carità in una vecchia parrocchia rivitalizzata dall'accoglienza di un gruppo di immigrati.  Del 1988 è  La leggenda del santo bevitore, film tratto da una novella di Joseph Roth, nel quale Olmi seppe combinare in modo originale realismo e afflato mistico.
Olmi aveva anche diretto la memorabile versione televisiva della Genesi nel 1994 e in occasione del Giubileo del Duemila ha condotto la diretta dell’apertura e della chiusura della Porta Santa in San Pietro.
Il suo film più compiutamente cristiano è forse Il mestiere delle armi (2001) sul condottiero Giovanni dalle Bende Nere al servizio dello Stato Pontificio.
Nel 2013, a ridosso della rinuncia di Benedetto XVI, Olmi aveva pubblicato la Lettera a una Chiesa che ha dimenticato Gesù, un libro che argomentava l’evangelica rivoluzione della carità tratteggiata un paio di anni prima ne Il villaggio di cartone. In quelle pagine auspicava che la missione del papa si coniugasse al carisma di Francesco d’Assisi, quasi prefigurando il gesto di  Jorge Mario Bergoglio che di lì a poco avrebbe scelto per sé il nome di Francesco.
Il suo ultimo film, Torneranno i prati (2014), ambientato nelle trincee dell’altopiano di Asiago durante la prima guerra mondiale, è un film malinconico sull’insensatezza della guerra e raccoglie le lezioni di Remarque, Rigoni Stern e Buzzati.
Infine, è del 2017 ildocumentario-testamento Vedete, sono uno di voi  nel quale Olmi aveva scelto di immedesimarsi in Carlo Maria Martini, riuscendo così a rivelare aspetti inediti della personalità del cardinale biblista. 
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