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Anna Katharina Emmerick

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Anna Katharina Emmerick nasce l'8 settembre 1774 nel villaggio di Flamske, poco distante da Coesfeld, in Vestfalia (Germania). Quinta di nove figli, cresce in un ambiente modesto, segnato dalla necessità, aiutando i genitori in casa e nei campi. Sin da piccola, avverte una vocazione profonda e trascinante, che si concretizza in numerose apparizioni e visioni mistiche. Il sogno di entrare in convento, però, pare irrealizzabile: da una parte ci sono i genitori, che hanno bisogno del suo aiuto, dall’altro i monasteri, che non hanno bisogno di un’altra povera da mantenere e rifiutano la sue richieste. Passano alcuni anni prima che le clarisse di Münster cedano. A una condizione, che impari a suonare l’organo. Una richiesta complicata. Che non la scoraggia. Anna si trasferisce a casa dell’organista Söntgen. Ma, ancora una volta, è costretta a “mordere il freno”: la famiglia del tirocinante  versa in condizioni di bisogno. E Anna non ci pensa due volte a sacrificare quel poco che ha per aiutarla.
Finalmente, il 13 novembre 1802 entra come novizia nel monastero agostiniano di Agnetenberg, e l'anno seguente prende i voti. Le consorelle, però, non la accolgono bene: è povera e ha un fervore fuori dal comune, ad alcune pare eccessivo. Anna sopporta. Soffre in silenzio. E si ammala.
A causa della spinta secolarizzatrice, nel 1811 il monastero è soppresso. Anna si rifugia in qualità di domestica a casa dell'abbé Lambert, un prete fuggito dalla Francia e residente a Dulmen. Le sue condizioni di salute, però, peggiorano di giorno in giorno, al punto che è costretta a trascorrere gran parte del tempo a letto.
È in questo periodo che riceve le stigmate (segno esteriore della partecipazione alla sofferenza di Gesù) e ha frequenti visioni (trascritte dal poeta tedesco Clemens Brentano). E diventa una figura di riferimento all’interno del movimento di rinnovamento della Chiesa agli inizi del diciannovesimo secolo. I contemporanei sono abbagliati dalla sua disponibilità. Dal suo amore disinteressato. Dalla forza che mostra in condizioni tanto precarie: “La beata Anna Katharina Emmerick”, dice Wojtyla nell’omelia del 3 ottobre 2004, “ha gridato ‘la dolorosa passione di nostro Signore Gesù Cristo’ e l'ha vissuta sul suo corpo […] La sua povertà materiale si contrappone a una ricca vita interiore. Così come la pazienza nel sopportare la debolezza fisica ci impressiona anche la forza caratteriale della nuova Beata e la sua stabilità nella fede”.
L’unione con Cristo è filo conduttore della sua esistenza. Anna Katharina partecipa alla Sua sofferenza: vive con Lui, muore con Lui. Serve l’opera della Redenzione chiamando a sé la sofferenza altrui. Ammalata e costretta a letto, vivifica e unisce i fedeli nella comunità: “Lei gettò la sua amicizia con Dio”, dice von Balthasar, “sul piatto della bilancia nella solidarietà con gli uomini”. E continua a farlo.
Il 3 ottobre 2004, a centottanta anni dalla morte (9 febbraio 1824), papa Giovanni Paolo II la nomina beata.