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Addio Philip Roth

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Tutto quello che ho per difendermi è l'alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.

Philip Roth, gigante della letteratura contemporanea muore il 23 maggio 2018, all'età di 85 anni. Senza aver mai vinto il Nobel, pur essendone il candidato ideale per anni.
Uno scrittore complesso, dissacrante e di grandissima influenza sulla letteratura americana e mondiale. Senza dubbio lo scrittore contemporaneo più "grande", un maestro inarrivabile per i numerosi epigoni.
Nato a Newark (New Jersey) nel 1933 in una famiglia della piccola borghesia ebraica, Roth ha raccontato la società ebreo-americana (prediligendola come focus di numerosi romanzi) con la sua voce lucida e penetrante, visitando spesso i registri linguistici umoristici e grotteschi, ma sapendo anche fare un passo indietro per lasciar muovere da soli i suoi personaggi, in una solitudine magistralmente orchestrata.

Ha scritto alcuni dei capolavori della letteratura del Novecento come Pastorale americana con cui vinse il Premio Pulitzer nel 1997. Un libro che racconta la vita di una famiglia apparentemente perfetta che va a pezzi sullo sfondo dell'America che cambia, dello scandalo Watergate e delle fazioni politiche che radicalizzano le posizioni. 
Philip Roth nei suoi romanzi ha inventato figure iconiche, suoi alter ego attraverso i quali ha esplorato se stesso e le caratteristiche, gli stereotipi e i pregiudizi che investono il maschio americano. Tra tutti spiccano Nathan Zuckerman che ricorre in più romanzi come protagonista o come narratore, David Kepesh protagonista di una trilogia e Alexander Portnoy, l'erotomane dello scandaloso romanzo Il lamento di Portnoy.

Per conoscere Philip Roth vi suggeriamo di iniziare dalla lettura di questi libri:

- Pastorale americana
- La macchia umana
- L'animale morente
- Nemesi


 
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