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Bauman e il potere del dialogo

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Zygmunt Bauman, il filosofo della società liquida, il sociologo del dialogo, si è spento il 9 gennaio 2017 all'età di 91 anni.
Bauman è stato uno dei più grandi intellettuali della seconda metà del '900, capace di leggere il nuovo millennio con sguardo acuto e lucido. Noto per aver coniato  un'immagine estremamente efficace  come "società liquida" (ma anche "amore liquido", "paura liquida") per descrivere l'instabilità, la permeabilità e la mobilità di valori della modernità, il sociologo polacco si è in realtà espresso in modo molto prolifico su vari temi.
Dalla critica al consumismo all'analisi della società degli individui, dal rapporto della modernità con l'Olocausto alle evoluzioni del capitalismo, dalle disuguaglianze sociali alla ricerca della felicità. Bauman si è espresso inoltre sulla città, sulla "sorveglianza", sulla società del web e dei social e, diffusamente, sul concetto di "crisi".
La chiave proposta da Bauman per attraversare la modernità è quella del dialogo: una risposta che passa quindi attraverso la parola (logos) e il confronto incessante. Una risposta che non è mai definitiva ma che gode di aggiustamenti e scambi. Una via di ricchezza.

E sulla fede? Bauman sceglie anche qui la via del dialogo e della possibilità.
Vi proponiamo qui uno stralcio di un articolo apparso su Aleteia nel novembre 2016 in cui Bauman spiega perchè l'affermazione " Dio è morto" è falsa.
«Dio e ancora ben vivo, come senza dubbio lo sono – e anche ben visibili – le religioni, che poggiano sulla sua immortale onnipresenza: contrariamente all’orgogliosa rivendicazione della mente moderna secondo cui noi, uomini, siamo pienamente in grado di afferrare, comprendere, descrivere, affrontare e gestire il mondo e la nostra presenza in esso in perfetta autonomia; e contrariamente alla nostra proclamata intenzione di mettere il mondo sotto l’amministrazione unica di noi, uomini, armati come siamo di ragione e dei suoi due germogli: la scienza e la tecnologia. In netto contrasto con la loro promessa, quelle armi non sono riuscite a dotare noi, umani mortali, dell’onnipotenza – che e il tratto che definisce il Dio immortale – ed e sempre meno probabile che con tutte le loro scoperte e invenzioni terrificanti lo possano mai fare». 
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